Opera Comica di Ixantmto Eubiuo DALL' I. R. STABILIMENTO NAZ. PRIV. DI TITO DI CIO. RICORDI Contrada degli Omenoni, N. 1720 e sotto il portico a fianco dell' I. R. Teatro alla Scala OPERA COMICA DI NELL'I. R. TEATRO ALLA CANOBBIANA l'Autunno 1857 DALL' I. R. STABILIMENTO NAZIONALE PRIVILEGIATO DI TITO DI GIO. RICORDI A VrMSRTWJflMBWWO Il presente libretto, essendo di esclusiva proprietà dell'edi- tore Tito di Gio. Ricordi, come venne annunciato nella Gazzetta Ufficiale di Milano ed in altri Giornali d' Italia, restano diffidati i signori Tipografi e Libraj di astenersi dalla ristampa dello stesso o dalla introduzione e ven- dita di ristampe non autorizzate dalV editore proprietà- rio, dichiarandosi dal medesimo che procederà con tutto il rigore delle Leggi verso chiunque si rendesse colpe- vole di simili infrazioni dei suoi diritti di proprietà a lui derivati per legittimo acquisto, e quindi protetti dalle vi- genti Leggi, e più particolarmente tutelati dalle Sovrane Convenzioni fra i diversi Stati italiani. PERSONAGGI ATTORI ESTELLA, orfana del sig. Sala- manca y Toboso ' . . - . sig.a Gordosa Fanny IlCavaliereVITTORED'ESPREROsig. Devecchi Giovanni Il Visconte BUTOR DI LAMOLA sig'. Leva Ernesto Il Cavaliere ADOLFO DI CUNY sig. Morelli Condottieri Cesare PAQUITA detta la Ghitarrera . sig.a Florio Linda Coro, Cavalieri e Dame, Donzelle dipendenti di Paquita. Rettrici ed Educande nel ritiro di Margata. La Scena ha luogo in Madrid verso la fine del XVII secolo. - // primo alto in Corte; il secondo nella casa di Paquita; il terzo nel ritiro che si finge nella medesima città di Madrid. Antisaia a colonne ed archi, che conduce ad altre sale del palazzo reale, illuminato a festa . Dame e Cavalieri chi in maschera , chi no, poi Butor ed Adolfo. Dei figliuoli di Castiglia, Noi siam nati per Y amore, Per la gloria e pel piacer. Ogni terra ha i pregi suoi, Ma la nostra al ciel somiglia... Venga, venga in mezzo a noi Chi F Olimpo vuol veder. - (Butor si mette a guardar l'orologio che si vede nel mezzo d'uno dei grandi archi) Coirò. Ehi Butor? Ado. Butor, che fate Coro A seguir dell' ore il corso ? L'ore fuggon. BUT. (distratto) Sì... si sa ! Ado. E se troppo le guardate, Poi vi lasciano un rimorso... But. Qual rimorso? Ado. Eccolo qua. L'[ allegrezza ha gelosia. Un momento che si oblia La si offende, e se ne va. Il Domino nero. 6 Coro È gelosa l'allegria, Se l'offendi se ne va. - But. Il poter di doppia brama Tiene oppresso il mio cervello : Un affar che mi richiama Pria che sorga il di novello; Un affar di molto peso Dove c'entra un po' l'affetto, Ed un po'... m'avete inteso?... Ado. Eh, si sa che il prediletto Foste ognora del bel sesso. But. Si, mi piace, lo confesso. Coro Piace a tutti la beltà. - BUI. (con certo mal umore) Ma frattanto questa supplica Devo dare alla regina, Su di cosa pressantissima Che mi serve domattina; Una grazia, ossia giustizia, Alla mia gentil cognata, Funzionante da Vicaria Al ritiro di Margata. Or conviene farla ascendere Di Preposta all' alta sede, Che al suo merto ed al suo titolo Giustamente si richiede. 10 lo vo', lo vuol mia moglie, Donna assai di me più forte, Altrimenti il suo mi toglie Dolce affetto di consorte; Una moglie minacciosa Che mai tregua non mi dà... Una tenera amorosa, Che se tardo me la fa. Coro 0 patetico galante, 11 mignon sei di fortuna; Ma davver sul tua sembiante 7 Non vogliam quest'aria bruna; Allegrezza! But. Io sono allegro. Ado. Abbiam già qualch' altro Paride Per amor disfatto ed egro, Che frequenta feste ed orgie Per languire e sospirar. Coro È Vittor? But. Quel mal augurio? Parte del CORO Sì; trascorso appena un mese Che tornò dal suo viaggio La tristizia se lo prese. But. Ed io credo... (con mistero) Coro Che? But. M'immagino Che tradì la fidanzata. A.DO.(ridendo)Che notizia segretissima! Coro Dunque è ver? Ano. Cosa assodata. But. Nuovi amori? A do. E qui medesimo Nella Corte incominciaro. Ma... Coro Prosegui. Ado. È un affar torbido.... But Avventura da scolaro! Ado. Ve la voglio raccontar. - Di Vittore agli occhi apparve Giovin donna in dominò : Scesa giù dal ciel gli parve E d'amor le favellò. Essa a' detti si taceva Di quel caldo e nobil cor, Ma col guardo raccendeva La favilla dell' amor. Mai la maschera non tolse, Nè il suo nome profferì; Ad un tratto il piè rivolse, E nell'aule disparì. Più Viltor l'ardente foco Dal suo petto non depon; E qui riede ov'ebbe loco La diletta sua vision, (si ode dentro le sale della festa un suono maestoso che annunzia l'uscita della Regina) Coro La regina! Ado. Andiam. Tutti Andiam. Viva ! viva ! l'ebro ardore De' figliuoli di Casliglia; Nel coraggio e nell' amore Invincibili noi siam. - (entrano nelle sale) SCENA % Momento di silenzio. Comparisce Vittore in atteggiamento doloroso, quando la scena è perfettamente vuota. Vit. Nella festa io sol m'aggiro Triste il volto e il cor dolente; Più la gioia non respiro, Più non vivo nel piacer. Torno invan con la mia mente Alla tenera Zemora: Altra fiamma mi divora^ Altra donna è il mio pensier. (guarda in fondo verso l'entrata comune) Che mai veggio? «Le due piume » Rosse al capo, e il resto nero...» Non m'inganno... è il suo costume; Ella è dessa... or che farò ? Dio! seconda il mio pensiero. Di dormire fingerò. (si corica sul divano e finge dormire) SCENA III. 9 Sestetto entra mascherata e molto guardinga, ma non si ac- corge di Vittore. Volge uno sguardo all'orologio; poi si to- glie la maschera. Est. È tardi! Un'ora sola, E giunta a mezzo del cammin la notte Mi richiama colà donde con tanta Arte d'amor fuggiva. 0 ferree porte, o stanze Ov'io fra i gigli vissi e la preghiera, La vostra Estella non è più qual' era. (guarda nella sala della festa) Ferve la danza. Io sola in questo loco Che attendo? Il core, il cor sino a sè stesso Tenta celarlo... (ravvisa Vittore, gli si appressa, quindi se ne allontana) È un sogno?... Oh cielo t Ei stesso! Così mi è dato almeno Nel suo fulgor bearmi, Quando il suo giovin seno Stretto al mio sen non è. Accanto a lui posarmi Con questi fior vorrei , E il paradiso avrei Dischiuso innanzi a me. (gli mette il mazzolino di fiori accanto) SCENA IV. Adolfo, Butor, Coro, e detta. Parte dei CORO (di dentro avvicinandosi) Come accolse la regina La tua prece? But. (di dentro anch'esso) A meraviglia ! EST. (si mette la maschera) Diol qual voce! (vuol fuggire) VlT. (balzando in piedi) 0 mia divina ! Est. Giusto ciel, deh! mi consiglia... Son perduta... è qui Butor. Vit. Egli ?... ^ Est. È il mio persecutor. (escono Cavalieri preceduti da Butor per una parie , e per l'altra Adolfo con altri Cavalieri e Dame) ÀDO. (al Coro, il quale tutto gli si avvicina) Essa! l'incognita! È innamorata; Lunge dal giovane più star non può. Coro (ad Adolfo con significato) Questa è la storia che n'hai narrata: Questo è il romantico bel dominò. Ano. Sì; non v'ha dubbio. È dessa, è dessa; E ai nostri sguardi si vuol celar. Coro Rimase estatica, confusa, oppressa... Qui c'è da ridere, c' è da scherzar. Est. Da tal pericolo fuggir vorrei ; (piano a Vit.) Se mi conoscono son guai per me. Lasciar l'incognito qui non potrei: Cerca difendermi... m' affido a te. Vit. Deh! rassicurati: con me tu sei; Amor difenderti da ognun saprà. Speme e delizia de' giorni miei , Da te dividermi nè un Dio potrà. BUT. (tra sè, guardando fìssa la maschera) Quel corpo gracile, quel piè tornito Già mi rimestano il sangue in cor!... Va, gelosissimo, sciocco marito ! Tua moglie è un angiolo di fede e amor ! CORO (approssimandosi ad Estella) Via, sentiam la vostra voce. EST.(confusa)Yes! Coro E turca. 11 Bui. (quasi con sicurezza) È una spagnuola. (le si avvicina, e guarda lo stemma che è ricamato in rosso sulla punta del fazzoletto bianco che Estella ha tra le sue mani) Non vedete questa croce ? (tocca e spiega la punta del fazzoletto; egli vi os- serva qualcosa che lo colpisce) È... CORO (maravigliato dell'interruzione di Butor) Ti manca la parola? Questo imbroglio ornai sciogliam. But. La cifra... il nobile Mio stemma egli è. (tutti, meno Adolfo e Butor, si accingono a circon- dare la maschera. Vittore prende un atteggiamento di minaccia. Intanto si ode un allegro suono den- tro le sale della festa) Est. Dio m' inspira 1 All' arte andiam. (fra sè) (si fa nel mezzo festosa e con molto ardire) Tra. la, la, la, la, la, Gomme e' est charmant! La danza irrompe già... Vile ! en avanU Chi vuol danzar con me? Danzar chi vuoi ? Venez, messieurs, venez: Facciamo stuol. (il Coro, senza farle violenza, seconda in tutto il desiderio dì Estella che volgendosi a Vittore, Adolfo e Butor aggiunge) Tutti con me, Fuor che voi tre. Coro Più allegra maschera No, non si dà. Su via, seguiamola Neil' ebrietà. A tutti disse Siete con me; Restar prescrisse 12 Solo a voi tre. Vrr, 0 cara incognita, T' obbedirò ; Ma qui fra i palpiti Ti aspetterò. Ado. Mi vuol escludere, Tener lontan ; Ma tosto riedere Deve in mia man. Bui. (nella massima agitazione) Ho le traveggole : Son desto o no? A me medesimo Creder non so. La cifra... il nobile Mio stemma egli è... Atroce dubbio Si desta in me. (il Coro segue Estella nella festa. Adolfo e Butor la accompagnano un poco, ma ad un cenno di lei imperioso di restare., rimangono) SCENA V. Butor, stordito fra lo sbalordimento ed il cordoglio. Vit- tore inteso a guardare verso dove partiva Estella. Adolfo rimasto come indifferente a quanto successe, dopo breve momento volge il primo la parola a Butor con apparente caricatura. Ado. Muto? BUT. (sospirando) Muto I Ado. (ridendo) Ah, ah 1 tremenda Fu l'offesa di colei !! Via, pensier non te ne prenda: Donne, pazze... But. (con cordoglio) Ah I i mali miei 13 Son dell' uom che al cielo è in ira. Ado. Tu smarristi il senno... BUT. (traendolo sul davanti della scena) E... mira... Qui... sul fronte. ADO. (seriamente sorpreso) Che vuoi dir? (momento di pausa in cui Adolfo cerca di rassicu- rare Butor che più si ostina. Poscia additando Vit- tore che già s'è avvicinato, dice) But. Chiedi al nuovo Don Giovanni Se conosce la signora. Ado. (si accosta a Vittore , e con una certa sicurezza dice \ ma quasi interrogandolo) Non mi sembra... è ver? VlT. (con crescente entusiasmo) T' inganni : La conosco e l'amo ognora. But. Insolente ! Vit. (non badandogli) Immenso affetto In entrambi accese Iddio: Della donna il cor diletto Si è trasfuso nel cor mio. But. Basta! Vit. E invan me la contrasta Terra e ciel... But. Ma basta ! basta ! Vit. Qual favella^ But. È troppo ardir. (Adolfo che in tutto il loro dialogo è stato senza iti- tender nulla, al vedere che si minacciano, entra in mezzo e cerca calmarli) Ado. Piano ! piano ! alla contesa Qual cagion prestò fomento? Donde avvien che in voi s' è accesa La discordia in un momento? But. Se sapessi ! Ado. (accarezzandolo) Un po' di calma ! But. Son tradito! Ado. Da chi mai? Il Domino nero. 2 m But. Un pugnai mi han fitto all' alma..; Vit. Riso e scherno a questi lai... But. Pur lo scherno I! Vit. E chi vi toglie Libertà di dirne il vero? BUT. (facendo un ridicolo sforzo) Quella... Ado. Ebben? But. Quella... è mia moglie! Vit., Ano. Chi? But. La donna del mistero, Il cascante Dominò* ADO. (con immensa premura) Certo? But. Certo ! Ano. E 1' apprendesti ? But. Dallo stemma del suo lino. Vit. Ma... But. Dal guardo, dai pretesti, Dal tremare a me vicino. Vit. È un inganno. Ano. Un dubbio. But. No. (Adolfo e Vittore rimangono come colpiti da in fil- mine. Butor rimane abbattuto come dalPaver fatto una grandissima fatica. Adolfo trae in disparte VitloreJ e con forte emozione gli dice) àdo. Colei!... deh ! lo sappi... pria d'esser consorte Giurava d'amarmi perfino alla morte. Suo padre.. . tiranno ! la tolse al mio core Per darla all'orgoglio di un alto signore. La donna ne pianse, ma il giuro non franse... 0 donna infedele! o amico crudeli ViTi Qm\ velo funesto sollevan tuoi detti I Qual veggio mostrarsi menzogna d'affetti! 1 palpiti suoi, gli accenti d'amore, Non eran conforto, ma insidia al mio córe; 15 Un angiol pareva - fingeva! fingeva! L' inganno ricada sul core infedel ! Bot. (Mia moglie ! mia moglie ! mei dice la testa Che a tale pensiero smarrita si arresta. E poi, non si vede? l'amante non osa Nemmeno guardarmi... È chiara la cosa... 0 cielo ti affretta - a farne vendetta... Che dico? gli amanti non temono il ciel.) Ano. Ma via, cerchiam di sciogliere Questo tremendo arcano. But. Vendetta io cerco, e prenderla Saprò colla mia mano. Ano. Somo innocente... But. (interrompendolo) Un Socrate... Ma seduttor voi siete. A$o, Pace. But. L' acciar ! (minacciando Vittore) Ado. Calmatevi ! Vit. Ch'io non son reo, credete. Vostra consorte è Tempia. Io lo ignorai... lo giuro. No, non prostrai quest' anima Ad un affetto impuro. Vile chi d'un' adultera Me l'amatore estima. But. Ei son pretesti inutili! Vh. Dunque tu vii dapprima... BUT. (mette mano alia spada ed accenna che Vittore faccia lo Mano all'acciari... stesso) Ado. (frapponendosi con forza) Voi battervi Entro la reggia.,, qui? Bu?. (pensa : rimette la spada nel fodero @ dice a Vittore con una calma ridicola) Doman !... (Non voglio battermi ! ) Domani all' alba. Sì. - B^f. Un'altra prova, e l'ultima, L'umanità m'impone: Freno un istante l'impeto, Corro alla mia magione, Ivi assodar l' ingenere Cogli occhi miei potrò. Poi del delitto i complici Col sangue punirò. - Ano. Fra questi atroci dubbi (a Vit.) Più l' indugiar non vale, Cerchiamo almen raggiungere Il Dominò fatale; Gli strapperem la maschera Che cela il suo rossor; Che il nostro fu delirio Forse vedremo allor. Vit. Appien smarrita è T anima Ne' mille affanni suoi , Ma pur fra tanti palpiti, Ti seguirò, se vuoi. Teco vedrò la perfida Nel fango ricader, Quando cadrà la maschera Dal volto menzogner. - But. Doman... àdo. Ma vanne al diavolo! But. Addio: ci rivedrem. - (Io già non voglio battermi!..,) "Vit., Ado. Noi alla festa insiem. - (Vit. e Adolfo vanno nelle sale della festa. Butor verso fuori con rapidità) SCENA VI. Dopo un momento vengono Bastie e 'Cavalieri come in traccia di qualcuno. I. Parte Si confuse fra i danzanti. II. Parte Non al ballo/ e non è qui. 17 Tutti Ci ha burlati tutti quanti: Pria c'illuse e poi fuggì. I. Parte Non vedeste come intento La regina a lei guardò? IL Parte Non vedeste che un accento Sotto voce le parlò? Tutti Questo è l'angelo che adora Il patetico Vittor; E T affetto di Zemora Per lei scaccia dal suo cor. Ma che giova in tai pensieri L' allegrezza illanguidir ? Via, torniamo tra i piaceri, Non è tempo di sospir. si disperdono nelle sale) SCENA VII. Ugnella ha la maschera : viene in iscena quasi traendo a for- za Vittore . Quando sono tutti e due sul davanti della scena si toglie la maschera. Est. Fuggirmi 1 Oh cielo ! Tu fuggirmi quando Da tutti io fuggo nella festa, e solo Te sol richiedo? Vit. Indegna 1 Est. E donde mai Lo sprezzo tuo merlai? Parla, rispondi... Vit. Oh quanta Perizia è in te di mascherar l'obbrobrio D'una menzogna! Est. Quale? Vit. Invan celarla Volesti a me. Est. Ma qual menzogna ?... parla. 18 Vit. Sì mentisti a me fidente Nell'aurora della vita. Est. E l'amor, l'amor fervente Che ho nel sen? Vit. Bestemmia ardita. Est. Sia palese almeno il fallo Che mi umilia agli occhi tuoi. VlT. (con ironia significante) Va... ritorna in mezzo al ballo... Là son molti.-.^e tu ben puoi... Est. Taci... taci, o incauto e cieco... (imperiosa) Credi tu che per Y onore Alti sensi in me non reco? Vit. Di quest'arti io so... EST. (con immensa alterigia) Signore!... Donna sola ho cor che basti A fiaccar l'altrui baldanza... (si rimette ad un tratto e con tuono più mite, chiede) Che mai feci? Vit. A me donasti Un amor fugace e scaltro. Est. Come? Vit. 0 donna, sei d' un altro ! Est. Io ? (con sorpresa) Vit. Spergiurai Est. Io ! Vm Moglie sei. Est. Qual ti cerchia e quanto errori Vit. Quando un angiol ti credei Cieco fui soltanto allor. - M5 inebriò d' amore Il primo tuo sorriso, Aura di paradiso Fu il tuo sospiro a me. Or dell' inganno al core Sento il funesto gelo : Chi mi promise il cielo, L' inferno poi mi diè. - 19 Est. D5 un traditor 1' accento Sì ti ha cangiato il core? Il generoso amore Qual' ombra si perdè. Ma in me sublime io sento Dell' onor mio l'orgoglio... Difendermi non voglio, Più non mi abbasso a te. - (essa è sul punto d'allontanarsi) Vit. M' odi, o donna! Est. E che vuoi dirmi? Vit. Che mi squarci questa benda.! Est. Noma quel che osò coprirmi Di calunnia sì tremenda. Vit. Il tuo sposo. Est. Chi? Vit. Butof. EST. Egli !... (quasi ridendo) Vit. Ei stesso ! Est. (ridendo forte) Oh bella I Oh bella! Vit. S'ingannò? Est. Di quale inganno ! Moglie ! Amante ! Io non son quella. Vit. Ma chi sei? Est. Mistero ancor! (l'orologio suona un'ora dopo mezzanotte) Ciel! Vit. Che fu? Est. Trascorsa è l'ora. Son perduta ! Addio. Vit. (afferrandola) Rimani. Est. M'è fatale ogni dimora, (incamminandosi) Vit. Io ti seguo. - Est. Oh! mio terror! Vit. Più non sfuggi alle mie mani. - Est. Ti faresti un seduttor? (Vittore a questa parola rimane atterrito) 20 Deh! non seguir, ten supplico. L'orma de' passi miei. T'amo, sì, t'amo, e l'anima, La vita mia tu sei; Ma questo amor sì vero Compirsi ancor non può. Rispetta il mio mistero, « E un giorno tua sarò - ViT. Già mi rapisce un'estasi Maggior di quanto io bramo; Tu m'empi di delizia Solo dicendo - io t' amo ! Fuggir nel tuo mistero Ti veggo e immoto io sto; Sull'ali del pensiero Solo seguir ti vo'. - (Estella fugge dalla parte ov' è entrata nella prima scena. - Vittore la segue fino alla soglia della porta, indi rientra nelle sale della festa.) FINE DELL'ATTO PRIMO. ATTO SECONDO SCENA PRIMA. La scena è in casa di Paquita detta la Grhitarrera. All' alzarsi della tela molte donne sono intente ad apparecchiare la mensa. - Paquita le sorveglia. Paq. JT resto, amiche: sia tutto elegante; Tutto abbondi. Coro E che temi ? Paq. Lo so. Parte del COBO Qui son tazze di vino spumante. Altra Parte Qui Sciampagna, Madera e Bordò. I. Parte Ve' che lusso di frutta e di fiori ! IL Parte Non un prence più belli ne dà. Tutte Finché il cielo si schiuda agli albori Qui del gaudio il ricetto sarà. - Dalla danza verran Cavalieri Esultanti, bollenti d'amor; E nel fondo di colmi bicchieri Cercheranno la pace del cor. - (si ode rumore alla porta d'ingresso: ad un cenno di Paquita una delle donne muove ad aprire) SCENA IL Entra Castella mascherata, ma subito si toglie la maschera. Paq. Vien qualcuno. Est. Rifugio vi chiedo! Il Domino nero. 3 Paq. E chi siete? Est. Una donna raminga... Paq. La ragione, o signora, non vedo Che a pregarne d'asilo vi siringa. Est. Sulla strada, qui presso, uno stuolo D' importuni m' incalza, mi preme : Timorosa, , io non fuggo ma volo , Benché il piede cominci a mancar. D' un asilo mi resta la speme : Questo asilo qui vengo a cercar. - Coro Son notturni, ma belli cimenti; Son gli eventi - di libero andar. Paq. A quest' ora fra noi perigliate , 0 raminga, colpita d'affanno. Coro Queste mura fra poco innondate Di festivi garzoni saranno ; Ed ai soliti slanci d'ebbrezza ^Spensierate terremo la fè. Paq. È in periglio la vostra bellezza. Est. Altro scampo non veggo per me. Paq, Ebben restate ! ma celarvi ormai Agli indiscreti cavalier non posso. Loco non v' ha così riposto eh' ei Lascia sicuro,,. Est. Oh Dio! Invan sperai. Paq. Che tar ? mi perdo anch' io ! Est. Ma cercate. Paq. Vorrei... Est. Vi piaccia intanto Questo accettar... (offrendole una borsa) Paq. (con fìnta ritrosia) Ma... Est. (pregandola) Non F abbiate a vile. Paq. Siete così gentile!... (prende la borsa) Io proporvi potrei qualche maniera Da non sembrar straniera Al notturno banchetto. - 25 Di travestirvi sdegnereste ? Est?, (dopo di aver pensato un momento) Accetto. Paq. Di contadina giovane andalusa (additando Terso le Là troverete veslimenta - A nome due stanze) Rosetta appellerovvi , onde non vegga In voi la compagnia Che il più campestre fior d'Andalusia. (Est. stringe la mano di Paq. in segno di ringraziamento, ed entra nella stanza) SCENA III Vittore, Adolfo, Cavalieri e le précédenti. PAQ. (udendo schiamazzo per la scala) Eccoli. A tutte affido Della dama il segreto, (le compagne accennano affer- mativamente; in questo irrompono i Cavalieri con gran chiasso. - Offrono laminano alle donne dopo di aver detta la parola d'ordine) Coro Amore e vino ) DoNNEVino ed amor! Tutti Questo è il miglior destino. Ado. A sì splendido convito (dopo di aver tutto esa- Preparato inver non era. . minato) Cavalieri Ella ha un gusto il più squisito Questa cara Ghitarrera. Paq. Che si aspetta? (tuttir accingonsi a sedere intorno alla mensa, ma senz'ordine)' ÀDO. (quasi arrestandosi) E non vedete Ch'tin dei nostri non è qui? Coro Chi? Ano. Butor! VlT. (facendosi innanzi) Ah! lo sapete Che la scena poi fini?... Coro Come? Af)o. A riso. Coro Oh ! che peccato t Vit. Il terribil prode inglese 24 Eira andato in frenesia; Ma il timore lo sorprese, E Tabbiam mandato via, A veder che la consorte Stava in letto e non a Corte. Coro E che fece? àdo. Vist... fuggi Donne (come infastidite) Ma che storia è questa qui ! - (tutti seggono a mensa) Pàq. Presentar vi voglio, amici , (dopo qualche Una bella forosetta. silenzio) Ado. Nuovo acquisto Il ver tu dici 1 Paq. Or vedrete Q. A te, Rosetta? (* chiamando forte) SCENA IV. Estolla ed i precedenti. 'Estella in abito da contadina andalusa, ma con qualche ac- conciamento in testa che in certo modo non la faccia rico- noscere. - Dopo le prime parole ella s' incontra negli sguardi di Vittore, e rimane sommamente sorpresa, ma tosto si ri- compone e finge una gran disinvoltura. Est. Mi comandi. VtT. (balzando in piedi) 0 ciel ! Est, Che veggio! àdo., Cono Per il Cid ch'elle una rosa. Vrr. (Essa!... no, non è... vaneggio.) àdo. Sei gentile, assai vezzosa. Est. Mi coprite di rossor. Paq. Stiamo a segno. (in tuono magistrale) Coro Ah! ah! ti pareli VlT. (quando se la vede dappresso le dice con impeto) Donna-, sei tu ? 25 ÈST. (con sangue freddo e scostandosi) Vi saluto. àdo. Via, Vittor,*ti puoi slanciare... Tal si spetta a lei tributo Quale a un fior della montagna. Est. Troppo onor voi fate a me. Ado. Versa, versa lo Sciampagna, E si trinchi all' evoè. - (Estella riempie i bicchieri: tutti si alzano e fanno il seguente brindisi) Coro Colma il bicchiere, Cara beltà: Cogli il piacere Dovunque sta. La vita è un fiore D' ampio giardin : Lo scalda amore , Lo bagna il vin. Ado. E tu nulla ci 'dirai In compenso, o forosetta? Rimembranze almen non hai D' una patria canzonetta ? 1 Est. Si... ricordo... Coro Attenti, attenti! Di suà voce al dolce suon. Est. Proverò gli allegri accenti D'una tenera canzon. - Canzone Spagnuola Eze garbo zandungueró Alza yolé t Valgame Dios lo que he vistò. Ziga uste que no fué naa Alza punalàa! Vaya un alma bien templàat Me muero por tus peazos * Gitanilla y mi via ; Y en esa vista encendia, 16 Sento el alma a ehiccharràa Alza punalàa! Vaya un alma bien templàa! Coro Oh! graziosa è la melode: Quale incanto che le dà! Est. Mi confonde tanta lode. Coro Segui o rustica beltà. Est. Ilay que yembra cabayeros Hay! Hay! que zalerosa, Que no hay otra tan gravosa Ni co tanta caliàa... Vaya un alma bien templàa! Adò. Meno austera e appien felice Viveresti in mezzo a noi. Cavalieri Casto fior della, pendice Mesci ai nostri i vezzi tuoi, (i Cavalieri un poco avvinazzati incominciano a cir- condare Estella. - Paquita facendosi loro in mezzo) Paq. Che intendete ? Àdo. Io non consento Che pur un di voi la tocchi. Paq. Voi tornate in quella stanza... (ad Est.) E noi tutti andiam di fuora. (Estella frettolosa se ne va. * Alcuni Cavalieri si ac- costano alla porta dov' è entrata Estella. Vittore si pone innanzi alla soglia e grida) Vit. Chi oserebbe in sua baldanza Violar la sua dimora ? ÀDO. (frapponendosi addita una stanza in, fondo) Là de' giuochi è pronto il loco, Non si lasci più languir. CAVALiERiDice bene. Al giuoco, al giuoco: Là ci chiama il nostro ardir. - {s'avviano dalla parte opposta a quella per la quale entrò Estella, Le giovani prendono ilumi che sono sulle tavole, alcuni ne spengono lasciandone uno solo acceso. Vittore rimane l'ultimo sempre fisso a guardare la stanza di Estella. Adolfo che sarà andato via per il primo, ritorna in iscena : invita Vittore a se- guirlo al giuoco. - Vittore dopo breve resistenza lo segue) 27 SGENA V. Dopo alcun tempo di. silenzio entra Butor guardingo come per assicurarsi che non c? è alcuno. But. Tutto è silenzio. Manca appena un' ora Alla novella aurora. Oh ! son tutli partiti : « ei che compagni » Me qui volean dell' orgia , > Mentre il mio seno ardea » D' una cara d' amor segreta idea. - »Solo esser deggio e il son. La soglia aperta *È il più sicuro segno » Che Paquita ricorda il mio convegno. - » Tranquilla ho l'alma nuzial. Mìa moglie , La qual mi parve in Corte Mascherata vedere... ohibò riposa. Ed io Che strana cosa ! Io... sento un non so che pari a rimorso... »Sono una bestia!... Angiolo mio diletto,,.. Vieni, deh I vieni: io con ardor ti aspetto. - Di maritali scrupoli Più non è tempo adesso: Si sa che l'uom sensibile Domar non può stesso. Ah! mi feri nell'anima La bella ghitarrera, Quando mi disse: spera... Ho simpatia per te. - Di qui una voce orribile Mi grida - sei marito! Di là un accento languido - Vieni, all'amor t'invito!... E pugno, e vo' resistere Come un guerrier gagliardo... Ma la magia di un guardo Vince ogni forza in me. Cielo! perdonami Se un fallo è questo: Tu che sì tenero . M'hai dato un cor. Lo giuro !... il talamo Io non detesto, Ma... sono fragile, Sento l'amor. - Ebben, che faccio? Assai brutta figura Restando in anticamera. Entriam più dentro (*)- 0 benedetta soglia (* volgendosi alla porta dove sta Estella) Che tutto m' ha conquiso ! - (si sente un ridere Uno scroscio di risoL. forte) Ah no!... fu il suo sospiro. Ma chiudiamo la soglia a doppio giro. - (va alla porta d'ingresso, la chiude, e ne toglie la chiave tenendola in mano. Avanti di accostarsi all'altra porta spe- gne l'unico lume ch'è restato acceso sulle tavole. S'inol- tra in punta di piedi, e nello spingere la porta si vede innanzi il Domino , con in mano una piccola lanterna, mi- naccioso. - Egli si arresta sbigottito») SCENA VI. Estolla e Butor. But. Che veggo, ahimè! - Est. (con la maschera) Trema per te. BUT. (dopo averla guardata attentamente ed aver riconosciuto il Domino della festa a Corte) Aspetta un po'... quel Domino... Mia moglie già - non sei... Est. Si sa. - But. Oh! viva il ciel - si tolga il vel... (con coraggio) (accennando di volerla afferrare) 29 EST. (lo minaccia in modo che lo fa rimaner sospeso) Non t' appressar 1 But. (atterrito) Mi fa tremar! EST. (girando attorno vede che alla, porta comune è tolta la Dunque ignori, o stolto audace! chiave) Che ti trovi in casa mia? Che turbar d' altrui la pace È colpevole follia? BuT.(stordito)Ghitarrera!.. Est. Eh! via, vergogna! But. Non ha guari in queste spoglie Alla Corte voi... Est. Menzogna. But. E vi presi per mia moglie... Est. Io son figlia a Belzebù. (con minaccia) But. Per quell'arcano (supplicandola con Di cui ti vesti, timore) Pel foco insano Che in me ridesti, Svelati... svélati... Mostra un istante Il tuo sembiante, E poi... morrò. Est. Per queir arcano Che non rispetti, Pel foco insano De' rei tuoi detti , Lasciami, lasciami, Vii seduttore, 0 di furore Divamperò. - BUT. (facendo di ripigliar lo spirito e divenir superiore) Ma di te son io più forte, (le mostra la chiave) Est. Sconsigliato! in quella stanza Dorme un uom. But. (spaventato) Chi? Est. Il mio consorte. Che a punir l'altrui baldanza Giammai pace non si dà. But. Ma... Est. La chiave dammi, o chiamo Mio marito. Bue. (presentandole la chiave) Per pietà. Questa vuoi? Est. Altro non bramo. BUT. (con ridicola timidezza) Ecco... ecco... (*) Eccola qua. (* Estella lo afferra per la mano, allora egli gliela dà) Est. Or sì, carino, a crederti Comincio un cavaliero Degno, gentil, sincero, Un mostro di virtù. Bispetta la mia maschera, A' tuoi non accusarmi , E poi potrai baciarmi La mano, e nulla più. BUT. (rassicurato e con enfasi) Dammi la mano, ah! dammela Adesso... sul momento. (Estella accenna di volergliela dare, ma la ritira) Oh Dio! nessun tormento Maggior del mio vi fu. Ardor possente, insolito Tu m'hai destato in seno... La man, la mano almeno. Non chieggo ornai di più. - Est. Bada ! rispetta ! But. Oh smanie! EST. (mette la chiave alla serratura ed apre la porta: nell'atto di aprire, dice) Butor, ti lascio... addio ! But. Conosci il nome mio? Arresta. (afferrandola) EST. (dandogli un urto) Indietro f (si volge verso la porta) ove sono i Cavalieri) But. Cielo! - 51 Olà! (fugge) (al grido di Estella vengono in iscena recando lumi , ecc.) SCENA VII. Vittore , Adolfo , Butor, Paquita, Cavalieri e le compagne di Paquita. Tuiw Quest'uom che fa? - Ah! Butor. (ravvisandolo) Paq. Giungesti tardi. Vit. Ma quel grido? Ado. Chi T ha mosso ? Nè rispondi, nè ci guardi?.. Paq. Parla, parla... (accarezzandolo) But. Io.... no... non posso. Vit. Dà ragion del tuo sgomento. Coro Ci palesa almen che fu. But. Deh! scostatevi PAQ. (dopo d'aver riflettuto) Un momento. (entra nella stanza e subito ritorna) V andalusa non v'è più. - TUTTI (meno Butor) Qual rapitor venisti Nelle ospitali mura. Ma il tuo pensier fallisti, La vergin si salvò. Che nobile figura! Che seduttore in erbaf Andar di te superba Or T Inghilterra può. But. Venni... sbagliai... m' apparve... Avea sin la parola... Se parlano le larve Un sogno... un' ombra fu. 52 Stava là dentro, sola... Fu lei che mi sorprese, Fu lei che un laccio tese AH' egra mia virtù. - Vit. Io non so dir 1' affanno Che in me costui ridesta, Tutto mi sembra inganno, Più fede in cor non ho. Sola un5 immagin resta Innanzi agli occhi miei, L' immagin di colei Che invan chiamando io vo. - Ado. Parla sincero: avevi Con lei, così, una posta? Paq. E in casa mia credevi (con tuono) Poter venire apposta? Ado. Ma intanto un brutto gioco Ti fe'la pastorella. But. La pastorella? (con stupore) Ado. Un poco Severa, ma pur bella. Donne E quel vestir campestre 1 Dimmi, ti accarezzò? But. Andate, bestie! - EU' era... Ell'era in dominò. Vit. Come ! Ado. Davver? Vit. Lo stesso Del ballo ? But. Sì. Ado. Ma spiegati... But. M'avete afflitto, oppresso... (con furore) Or non ne posso più. - Coro Non fate nuove insidie All' egra sua virtù. - But. Mi lasciate: son cieco di sdegno, Più ragion il mio cor non ascolta. 53 Per costei solitario quivegno (accenna Paq.) E la trovo nell' orgia sepolta. Nero, nero uno spettro parlante Esce a un tratto e dinanzi mi sta. Pria l'affetto mi rese tremante, Or la rabbia un leone mi fa. Paq. Poverino ! mi fate dolore- Ma... son questi gli scherzi d' amore. Forse un giorno - sperate, sperate, Più fedele Paquita sarà. Àuo. Se calmarti per ora non puoi, Chiedi invano soccorso da noi. Le faccende son troppo imbrogliate: Non far scene, ritirati, va. Vit. Nuove smanie mi sento nel petto Di geloso crescente sospetto; Se di me non han gli astri pietate, È sparita anche in ciel la pietà. Coro Già Butor una belva diviene, Ed a stento il suo sdegno rattiene. Si; tremate, tremate, tremate... Quella belva più freno non ha. - FINE DELL ATTO SECONDO. 54 SCENA PRIMA. Atrio nel ritiro di Margata. È giorno chiaro. ^stella entra furtiva dalla piccola porta, che richiude, po- nendosene in tasca la chiave. Ha sempre il suo domino^ ma sefiza maschera. Secura alfin fra queste non profane Mura son io. A mille rischi in mezzo Tutta la notte tempestai, siccome Donna alle tresche adusa ed al bagordo. Ohi mio rossore I! Almeno Di questo loco in seno Ignorato restasse il fallo mio... Ma la regina mi scoperse... Ebbene: Ella che mi legò, che mi costrinse Ad occultar questa, che ormai disdegno, Sede d' imperio, infrangerà, lo deve, Il mio solubil voto. I miei parenti cederan. - La possa Ch'hanno su questo core Del ribollente amor non è maggiore. (suona la campana del ritiro) Ahimè ! la prece del mattin... Vestita Così... Nelle mie stanze Si corra, l' uscio interno 35 Fia che mi schiuda il tempio. -0 sommo Dio, Indegna son, ma vo' pregare anch' io. (apre il cancello e lo chiude dietro di sè; sparisce in fretta. Poco dopo escono le rettrici ed educande dalla porta grande del ritiro, si apre il cancello, sfilano a due a due, ed entrano nel tempio.) SCENA IL Vittore ed un'Ancella. ViT. (entra dalla porta comune preceduto dalla donna cui dice) Con la Vicaria parlerò. (l'Ancella fa un cenno affermativo, ed entra nel tempio) Fa d' uopo Aprirmi a lei che l'arbitra è di queste Pudibonde fanciulle. Dal suo labbro Ascolti il ver Zemora E a disamarmi apprenda e m' odii anoora. Sappi, o dolente vergine, Che un infedel son io: Tu rimarrai fra gli angeli A cui sorride Iddio, Io m' abbandono al turbine D' un disperato amor, {mei tempio si alza la seguente preghiera, ma in imùo che primeggi la voce di Estella) Co'RO Chinate nella polvere A piè de' sacri altari $ Del Dio che atterra e suscita Lodiamo il nome ognor. La terra echeggi il cantico De' claustri solitari, J£ pioveran sui popoli Raggi di santo amor. Ti*. Fra quelle voci intendere (comm*??©) La voce sua mi sembra. E tutte assale un fremito La travagliate membra. Ancora, ancor nel tempio Ombra fatai ti mostri... Deh, lascia almen che libero Innanzi a Dio mi prostri. Perdei l'usato orgoglio Come chi amando muor, Ma profanar non voglio La casa del Signor. - (va per uscire e si abbatte in Adolfo presso la porta) SCENA III. Adolfo e Vittore. Ado. Dove sì ratto corri? Vit. Oh ! non cercarlQ.1 Aito. Ma quale è il tuo pensier? Vit. Noi so. Varcai La paventata soglia, ed or lontano Deggio fuggir... deh! mi soccorri, amico. Ado. Pietà mi desti. Vit. In nome mio favella Alla Vicaria... dille Che di Zemora io più non son, che fuggo La sua fatai presenza... Che un'altra m'accecò. (va via frettoloso) Ano. Bella incombenza! È matto. - » Nondimeno L'ajuterò. Ma il padre di Zemora, »I1 rigido marchese »Fia poi conlento? (rimane pensoso) 37 SCENA IV. Estella ed Adolfo. (Estella esce preceduta dalla Ancella con cui entrava Vit- tore: mostra una modestia grandissima ed un raccoglimento severo. Ad un cenno l'Ancella si allontana). Est. Ella di me richiede? Ado. Certamente, o signora. È la vicaria, È T orfana del sir di Salamanca, La nobile cognata Del Visconte Butor, che m' è concesso Di salutare? - (fa un inchino) Est. Appunto. Ado. (Che strana somiglianza I) Da gran tempo Chiusa fra queste mura Non la conobbi mai per mia sventura. Est. Ma la cagion che qui vi spinse?^ Ado. È grave. (La Voce... il guardo è quello Dell'Andalusa della scorsa notte.) Fra le fanciulle in questo loco accolte Rinviensi ancor la figlia Del signor di Siviglia. Est. Zemora. Ado. E, come sa, promessa sposa Ella è d' un prode cavalier. Est. L' ignoro. Non mai qui venne. Ado. E non dovea ; T amore Per essi fu di quei sentimentali , Che non chieggon consumo, E se ne vanno in fumo. Est. Qual ei si noma ? Ado. Chi? Est. Il cavaliero 38 Che chiede la sua fè? Ado. Vittor d' Esprero. Est. Che!... Vittor?... (Oh me tradita ! ) Ado. Lo conosce? Est. Io... no... non mai... Ado. (Questo nome V ha colpita ! ) Est. (Raffrenarti, o cor, non sai?) Ado. Ma perchè si turba? EST. (ricomponendosi) Io?... rido. Ado. Forse a lei pur giunse il grido Ch' egli un' altra adora ? Est. (trabalzando di gioja) Un' altra ? Ado. (È certezza il mio sospetto. Or ti colgo, o donna scaltra.) Certo un' altra... vagabonda, Sconosciuta , misteriosa , Che nel giorno si sprofonda Chi sa dove, e a che nascosa... Poi la notte... Est. Non seguite. Ado. Forse... voi? Est. Oh ! mio rossore! Ado. Di nascondervi finite, 0 fantasima d'amore. Est. Deh ! Ado. La maschera del ballo ?... L'Andalusa in dominò?... Est. Ho vergogna del mio fallo. Ado. Più che intendere non ho. Est. Fu delirio che lungi mi trasse Dalla pace tanti anni goduta. Nel delirio mi sono perduta- Morte, o amore dinanzi mi sta. Ado. Oh! che scandolo orribile è questo! A sentirlo soltanto mi gelo... Ma l'arcan ricoperto d' un velo Resti occulto per tutte l'età. 39 Ma un punto ancor più serio Mi mette in pessim' acque. Est. Che mai ? Ado. Si tratta esprimere Quanto Vittor si tacque: Cioè, che appien rinunzia La mano di Zemora ; E voi, voi sol desidera Dall' una all' altra aurora. Est. Prosegui i detti cari... Ado. Ah! maschera briccona 1 Est. Amico senza pari! Ado. Per giunta mi canzona. Dunque, signora, in ultimo Le dico formalmente, Che s' ella v' acconsente . Vittor la sposerà. - Est. Fia ver? Ado. Non parlo invano. Est. Ma io rinchiusa e schiava Qui per voler sovrano... Ado. Chi questo vel vi dava, Libera vi farà. - Est. Sento alfine in me rinata La virtù del mio coraggio. D' immortai dolcezza un raggio Al mio sguardo balenò. Non chiamarmi forsennata Se trabocco dal contento, Del tuo labbro un solo accento Nuova luce mi donò. Ado. Dica dica, o seduttrice, Son paziente e son sincero; D' amoroso messaggiero Il mandato compirò. Bramerei veder felice Tutto r uno e 1' altro sesso... 40 A Vittore io volo appresso E qui tosto il condurrò. (Adolfo va via dalla porla comune, Estella verso il tempio. Dopo qualche momento entra Butor seguito da parecchi Cavalieri, e fa cenno ad un'ancella che va nel tempio) SCENA V. Butor e Coro. But. Solenne cerimonia È questa a cui vi mena, Vo'che le caste vergini Presenti ancor vi sieno. Alla regina amabile, Meco benigna tanto, Io consegnai la supplica, Quando mi volle accanto, E per i miei servigi, Perchè sono un Lamola, * La mia cognata tenera In alto in alto vola. Coro Sei pezzo grande in merito: "faii mai negar lo può? But. Tutti così mi dicono, Io più di tutti il so. Vedrete voi che zucchero Di cognatina è questa! Coro E a che lontan dagli uomini Racchiusa qui sen resta ? A che tu troppo studii D' incatenarle il piede ? Sappiam eh' una pinguissima Eredità possiede. Là forse le tue brame... But. Quale sospetto infame ? Coro Non è sì gran peccato. 41 But. Mi fate inorridir ! (con affettato screpulo) Coro Non giova più mentir. - (la campana dà pochi tocchi; escono le rettrici ed «edu- cande dal tempio : Estella le segue; si schierano divise dagli uomini.) SCENA Vii Estella, Suore, e detti. BlIT. (ad Estella consegnandole una lettera) Pago avrai da questa carta Il più fervido tuo voto. Ma alla terra farai noto Che l'avesti sol per me. Le virtù d'Atene o Sparta Io non vanto e non presumo, Ma un poter che non è fumo Che il Blasone e il ciel mi diè. Disuggella il regio foglio. (Estella eseguisce con qualche esitazione) Leggi. - (*) Ebben lo leggo io stesso. (* Estella fa un atto negativo) L'umiltà forzar non voglio. Coro Via, sentiamo. ( Bui. È pronto. Est. (sospirando) (Ahimè!) BUT. (legge con enfasi, ma verso la fine si turba fortemente) » Sulla domanda presentata a nome Dell' attuai regia Vicaria Estella, Sua Maestà rende palese come Farla preposta avea deciso anch' ella. Ma un certo dominò con piume rosse Che alla festa di Corte ha ravvisato, Dal suo primo pensiero la rimosse, E per difinitivo ha decretalo, vii Ch' Estella Salamanca y de Toboso Lasci il ritiro e cerchi d' uno sposo » . (rimane pietrificato) Est. 0 celeste mio contento ! Donne Ti perdiam! Cavalieri Butor? Cù! cù! Tutti La regina al suo talento Non potea donar di più. But. Uno sposo! (furioso) Est. Mi sconsigli? But. Ma ti pare! Tu sei donna (sperando) Da curar marito e figli, Che non sai portar la gonna? - Est. Queste cose io non le ignoro, Ma... Faccetto... SCENA ULTIMA. Vittore, Adolfo ed i Precedenti. EST. (appena lo vede esclama) E l'ho trovato. But. Come! come! EST.(correndo a Vittore) 0 mio tesoro j Yit. Sono io dunque il fortunato! But. Ma quest' uomo offrì la mano Ad un' altra... Est. Ella il ricusa. Ado. Via, non fare il disumano. But. La mia mente s' è confusa, (sbuffando) Est. Di lottar con noi deh ! cessa ! - But. (fa qualche smorfia, ma alle seducenti maniere di Estella si commove e fa un segno di affermazione) Tu mi preghi? Coro Si piegò. - EST. (trae Vittore a sè e gli dice) Ora adempio la promessa Che ti feci in dominò. - Addio silenzii - della preghiera, Compagne tenere - per sempre addio: Men volo all' estasi - d' un5 altra sfera Di nuovi palpiti - mi balza il cor. Ti stringi, o giovane - al seno mio: D'amor m'inebrio - in te rapita... Tu sarai l'angelo - della mia vita, Come tu l'arbitro - fosti del cor. Bui. Essi lo vogliono ! - Li benedico... Sarebbe inutile - il mio rigor. CoRoPiovan le grazie - del cielo amico Sul sodalizio - di due bei cor. FINE. ELENCO dei libretti d'Opere teatrali di esclusiva proprietà di TITO DI GIO. RICORDI NB. Quelli segnati con Alary. Le tre Nozze pAllavilla. I Pirati di Baratteria pApolloni. V Ebreo /?— Lida di Granata (L'Ebreo) pAspa. Un Travestimento pAuber. La Mula di Portici pBalfe Pittore e Duca pBaroni. Ricciarda Battista, Eleonora Dori — Emo — Irene — Rosvina de la Forest Bauer. Chi più guarda meno vede Bona, Don Carlo. Boniforti. Giovanna di Fiandra Butera. Angelica Veniero p — Elena Castriotta p Buzzi. Aroldo il Sassone /)■— Ermengarda p — Saul pBuzzola. Amleto pCagnoni. Amori e trappole p — Don Bucefalo p — La Fioraja p — Il Testamento di Figaro pCampiani. Taldo Capecclatro. Mortedo Carlini. Ildegonda Cariota. Rita pChiaromonte. Caterina di Cleves Coccia. Giovanna II Regina di Napoli — La Solitaria delle Asturie pCoppola. Fingal p— L'Orfana Guelfa — 11 Postiglione di Longjumcau Corbi. Argia pDaila Baratta. Il Cuoco di Parigi — Bianca pDonizetli. Caterina Cornaro p— Don Pasquale p sono già publicati. pDonizelti. Don Sebastiano p— Elisabetta p — La Figlia del Reggimento p — Linda di Chamounix p — Maria Padilla p — Paolina e Poliuto (I Martiri) Elia. L'Orfana di Smolensko pFerrari. Gli ultimi giorni di Suli p Fioravanti ed altri. Don Procopio pFiar avanti. La figlia del fabbro p — Il Notajo d' Ubeda p — I Zingari pFlolow. Alessandro Slradella p — Il Boscajuolo o L'Anima della tradita (V àme cn pcinej Fontana. 1 Baccanti pForoni. Cristina Regina dì Svezia pGabrielli. 11 Gemello — Giulia di Tolosa pGalli. Giovanna dei Cortuso pGambinì. Cristoforo Colombo pHalevy. V Ebrea pMaillart. Gastilbelza Malipiero. Ildegonda di Borgo- gna (Attila) pMercadante, Orazj e Curiazj p— La Schiava Saracena p — 11 Vascello di Gama pMeyerbeer. I Guelfi e i Ghibellini (Gli Ugonotti) /?— Gli Ugonotti (nuova traduz. — 11 Profeta pMuzio. Giovanna la Pazza p— Claudia Nini. Odalisa Pacini. L'Ebrea p — La Fidanzata Corsa p — Malvina di Scozia p — Merope p — La Regina di Cipro pPacini. Stella di Napoli Segue Pappalardo. 11 Corsaro pPcdrolti. Fiorina o la Fanciulla di Glaris. p*— Il Parrucchiere della reggenza Romea di Monforl Perelli. Galeotto Manfredi — Osti e non Osti pPetrocini. La duchessa de la Val- lière p Pistilli. Rodolfo da Bricnza pPlatania. Matilde Bentivoglio pPonialowski. Bonifazio de'Gercmei Puzone. Il Figlio dello Schiavo p Ricci F. Estella p — Il Marito e V amante — Un Duello sotto Richelieu — Vallombra pRicci (fratelli) .Crispino e la Comare Riotte. Selene Rossi Lauro. Azema di Granata p — Il Domino Nero j)— La Figlia di Figaro pRossini. Roberto Bruca Sanelli. Ermengarda p — Il Fornarctlo p — Gennaro Annese p — Luisa Strozzi p — Piero di Vasco p — La Tradita Schobcrk'elincr * Rossano Altri libretti pubi tea ti Battista. Anna la Prie Bellini. Beatrice di Tenda — Norma — I Puritani e i Cavalieri — La Sonnambula Donizclti. Il Campanello — Dello, con prosa — L' Elisir d' amore — Gemma di Vergy — Lucia di Lammermoor — Lucrezia Borgia — Maria di Rohan — Marino Falicro - Roberto Dcvercux Speranza. Java Tauro ed altri. Il ritratto di Don Liborio pTorriani. Carlo Magno Torrigiani. La Sirena di Nor- mandia pVaccaj. Virginia Vera. Anelda di Messina p Ver di. Alzira p — L'Assedio di Arlem p — I Due Foscari p — Emani p — Gerusalemme />— Giovanna d'Arco p — Giovanna de Guzman p— Guglielmo Wellingrode (Stif- felio) p — 1 Lombardialla prima Crociata p — Luisa Miller p — Macbeth p—+ Nabucodònosor p — Orietta di Lesbo (Giovanna d'Arco) p — Rigoletto p — Stiffelio La Traviata p— 11 Trovatore p— Violetta (la Traviata) /)— Viscardello (Rigolelto) dal siiti detto Editore. Mercadante. Il Bravo — II Giuramento — La Vestale Meyerbeer. Roberto il Diavolo Pacini. Saffo Ricci F. Corrado d' Altamura — Le prigioni di Edimburgo Ricci L. I Due Sergenti — Un' Avventura di Scaramuccia Rossini. Il Barbiere di Siviglia — V Italiana in Algeri — Mosè — Guglielmo Teli — Otello Verdi. Il Finto Stanislao 3 19^